Per visus, o acutezza visiva, si intende la capacità dell’occhio di distinguere, ad una determinata distanza, un carattere o un simbolo o un disegno la cui altezza sottenda un angolo di 5° ed il cui tratto (dettaglio caratterizzante) sottenda un angolo di 1°; è questo l'angolo minimo (o del minimo separabile) al quale due punti sono ancora riconoscibili come separati tra loro.

 

Esso viene espresso in scala, di cui la più usata è quella decimale, considerando, per convenzione, i 10/10 come la capacità di un occhio di distinguere il minimo angolo separatore a circa 60 metri; valore che diminuisce (9/10  8/10  5/10 ecc.), al ridursi della distanza di percezione del suddetto angolo. Il visus, inoltre, viene definito naturale quando la percezione del minimo angolo separatore viene raggiunto senza l’uso di occhiali, e corretto quando viene raggiunto con l’utilizzo degli stessi. La valutazione del visus avviene attraverso delle tabelle ottotipiche o dei pannelli LCD posti ad una certa distanza, sulle quali sono presentati dei caratteri (ottotipi) di grandezza (o meglio formanti un angolo) decrescente. Ad ogni grandezza dell’ottotipo è assegnato un valore decimale che varia da 1/10 per il più grande, ai 13-15/10 per il più piccolo. Per convenzione e anche dal punto di vista medico legale, un occhio che ha un visus naturale o corretto di 10/10 è un occhio normale.

 

Per emmetropia si intende quella condizione in cui, in un occhio, i raggi luminosi, provenienti da distanza infinita, convergono naturalmente sulla macula. L’emmetrope è, per definizione, quel soggetto che ha un visus naturale (senza uso di occhiali) di 10/10.

 

Per vizio di refrazione o ametropia, si indica una deviazione dell’occhio dalla condizione di emmetropia. Si distinguono ametropie statiche rappresentate da miopia, ipermetropia e astigmatismo e ametropie dinamiche legate ad alterazioni del processo accomodativo di cui la più comune è la presbiopia.

 

 

 

Per quanto riguarda la MIOPIA, si tratta di un’ametropia statica sferica in cui, in condizioni di riposo accomodativo, i raggi luminosi vanno a fuoco in un punto posto davanti alla retina. Per quanto riguarda i dati epidemiologi, studi dimostrano una sua prevalenza tra le razze orientali, mentre nei Paesi occidentali colpisce circa il 10-20% della popolazione.

 

In base alla gravità la miopia può essere distinta in lieve fino a 3 diottrie, media da 3 a 6 diottrie ed elevata oltre le 6 diottrie.

 

Si distinguono due principali forme di miopia: quella assile e quella rifrattiva.

 

La miopia assile è la forma più comune e deriva da un aumento della lunghezza dell’asse antero-posteriore dell’occhio legata allo sviluppo corporeo. Esordisce, solitamente, in età scolare, progredisce durante la pubertà per arrestarsi intorno ai 25 anni. Tra le miopie assili si riconosce una forma lieve, non evolutiva che si stabilizza ad un valore massimo di 6 diottrie e una forma progressiva che continua ad evolvere indipendentemente dai processi di accrescimento del corpo fino a raggiungere valori anche superiori alle 20-25 diottrie. L’elemento distintivo consiste nel fatto che nella prima forma l’acuità visiva migliore corretta raggiunge i 10/10 in assenza di alterazioni del fondo oculare, nella seconda variante la migliore acuità visiva corretta difficilmente raggiunge i 10/10.

 

Per quanto riguarda, invece, la miopia rifrattiva si distinguono tre gruppi: miopia d’indice, dovuta ad aumento dell’indice di refrazione del cristallino (cataratta nucleare) o alla riduzione dell’indice di refrazione della corteccia del cristallino (modificazioni catarattose in corso di diabete), miopia di curvatura da aumento della curvatura corneale per cause congenite o acquisite (microcornea o cheratocono); miopia di rapporto da dislocazione congenita o acquisita del cristallino. Esiste poi una miopia transitoria legata a condizioni sistemiche quali sbalzi glicemici, in corso di diabete, o l’utilizzo di alcuni farmaci (sulfamidici e acetazolamide); tale miopia regredisce con la eliminazione della causa scatenante.

 

Da un punto di vista sintomatologico l’occhio miope presenta una visione sfocata per lontano, di contro la visione per vicino è, solitamente, soddisfacente. La correzione della miopia avviene mediate l’utilizzo di lenti concave-negative, le quali hanno la capacità di divergere il fuoco, dei fasci luminosi, sulla retina.

 

Le complicanze sono legate principalmente alla miopia assiale di grado medio-elevato dove il progressivo allungamento antero-posteriore del bulbo oculare, determina uno stiramento di tutte le strutture ed i tessuti intraoculari. Tale stiramento innesca dei processi degenerativi tra cui, i più frequenti e rilevanti, sono a carico del vitreo e della retina. Il vitreo andrà incontro a fenomeni di degenerazione/disorganizzazione che causerà, nel soggetto, la visione di piccoli corpuscoli, o filamenti, mobili (i cosiddetti corpi mobili del vitreo, o miodesopsie, oppure “mosche volanti”).

 

La retina andrà incontro a fenomeni di degenerazione/stiramento che, clinicamente, vengono definiti degenerazioni retiniche di cui si distinguono forme non regmatogene e forme regmatogene. Le forme non regmatogene sono quelle in cui il processo degenerativo si autolimita (distrofia dell’ epitelio pigmentato, degenerazione pavimentosa ecc..) configurando un quadro benigno che non darà mai nessun problema. Non vanno trattate ma solo controllate nel tempo.

 

Le forme regmatogene sono, invece, quelle più preoccupanti, in quanto il processo degenerativo potrebbe causare una rottura retinica con conseguente distacco di retina (degenerazione pavimentosa, degenerazione a bava di lumaca, linee bianche, fori retinici ecc.). In questi casi si richiede un trattamento fotocoagulativo laser (barrage) al fine di “sbarrare” la lesione ed evitarne l’evoluzione infausta.

 

Esiste, infine, una complicanza temibile, possibile nei casi di miopie molto elevate, quale la miopia maligna. Questa forma è caratterizzata dalla localizzazione del processo degenerativo in sede maculare (macchia cieca di Fuchs). In questi casi si assiste ad una progressiva ed inesorabile perdita del visus contro cui, ad oggi, non esiste alcuna terapia.

 

 

 

L’IPERMETROPIA è un’ametropia statica sferica in cui i raggi luminosi, in assenza di accomodazione, convergono in un punto localizzato posteriormente alla retina.

 

È possibile distinguere una forma assile e una rifrattiva.

 

L’ipermetropia assile è legata alla presenza di un asse antero-posteriore più corto rispetto al normale, secondario ad un incompleto allungamento del bulbo che normalmente si risolve durante l’adolescenza.

 

Per quanto riguarda le forme rifrattive si distingue: un’ipermetropia d’indice, solitamente secondaria a cataratta (con aumento dell’indice di rifrazione della corteccia del cristallino) o modificazioni brusche della glicemia in corso di diabete che influiscono sulla conformazione del cristallino e della cornea; ipermetropia di curvatura si verifica nel caso in cui la superficie della cornea o del cristallino presenti una raggio di curvatura minore rispetto alla norma assumendo una forma più o meno piatta; ipermetropia di rapporto secondaria di solito a lussazioni o ectopie del cristallino o nel caso dell’afachia post traumatica o chirurgica.

 

In base alla gravità è possibile distinguere un’ipermetropia lieve fino a 2 diottrie, media fino a 4 diottrie ed elevata quando è superiore a 4 diottrie.

 

Considerando, invece, la quota accomodativa si distingue una forma latente (compensata dal tono accomodativo basale ed evidente solo dopo un esame refrattivo eseguito in cicloplegia), forma facoltativa (ipermetropia compensata dallo sforzo accomodativo), forma assoluta (correggibile con l’ausilio di una lente sferica positiva) e una forma manifesta (data dalla somma della componente facoltativa e assoluta).

 

La sintomatologia avvertita da un paziente ipermetrope è una difficoltà nella visione per vicino e per lontano. La correzione, dell’ipermetropia, avviene mediante l’utilizzo di lenti positive-convesse, le quali hanno la capacità di convergere il fuoco, dei fasci luminosi, sul piano retinico.

 

Nelle forme lievi si riesce ad ottenere una visione soddisfacente grazie al compenso accomodativo che il paziente ottiene incrementando il potere diottrico del cristallino conseguentemente alla contrazione dei muscoli ciliari. In questi casi non è necessario correggere il difetto (soprattutto nel giovane).

 

Può capitare, però, che l’eccessiva e prolungata contrazione dei muscoli ciliari (spasmo accomodativo), come nel caso di videoterminalisti o accaniti lettori, possa portare all’instaurarsi di un corredo sintomatologico caratterizzato da cefalea, bruciore oculare e lacrimazione (astenopia). In questi casi è necessaria la correzione per favorire il rilassamento dei muscoli intraoculari e, conseguentemente, la risoluzione della sintomatologia. Le forme, invece, di ipermetropia di grado medio ed elevato necessitano, sempre, di correzione.

 

La complicanza più frequente, legata solitamente alle condizioni di ipermetropia assile elevata, è il glaucoma acuto. Esso insorge in quanto un diametro anteroposteriore ridotto, tipico dell’ ipermetropia assile, causa una riduzione sia della camera posteriore sia dell’angolo irido-corneale. Tale situazione porta ad una diminuzione del deflusso dell’umor acqueo con conseguente incremento, brusco ed improvviso, del tono oculare. La terapia, per far fronte a tale situazione, consiste nel creare una via di deflusso alternativa attraverso l’iride (iridectomia) oppure attraverso l’angolo irido corneale (trabeculectomia).

 

 

 

L’ASTIGMATISMO è un’ametropia statica non sferica legata alla presenza di diottri oculari i cui meridiani tra loro perpendicolari presentano un diverso potere rifrattivo. Quando un diottro non possiede lo stesso potere su tutti i meridiani a livello della retina non si riesce a formare un’immagine puntiforme bensì un’immagine complessa definita “conoide di Sturm”. Nella maggior parte dei casi il difetto si realizza a livello della cornea (deformazione della faccia anteriore), mentre in una piccola percentuale l’alterazione riguarda il cristallino (modificazione di forma). L’astigmatismo viene distinto in regolare ed irregolare.

 

Per quanto riguarda l’astigmatismo regolare, si sviluppa quando la cornea presenta un meridiano più curvo di un altro orientati perpendicolarmente tra loro. Se il meridiano con potere maggiore è quello verticale, si avrà un astigmatismo secondo regola, al contrario, quando il potere diottrico è maggiore sul meridiano orizzontale, l’astigmatismo viene definito contro regola. Considerando quindi la posizione delle linee focali del conoide di Sturm è possibile distinguere: un astigmatismo semplice quando una delle due linee cade sulla retina mentre l’altra si pone davanti o dietro la retina (miopico semplice e ipermetropico semplice), un astigmatismo composto in cui entrambe le linee focali cadono davanti alla retina (miopico composto) o dietro alla retina (ipermetropico composto) e un astigmatismo misto quando una linea cade davanti e una posteriormente alla retina.

 

L’astigmatismo irregolare si realizza invece quando c’è una differente curvatura tra i diversi punti dello stesso meridiano. Questa situazione sarà caratterizzata dalla presenza di numerosi punti focali (e non di quelli corrispondenti ai soli due meridiani) su altrettanti punti posti avanti o dietro la retina che renderanno impossibile la formazione del conoide di Sturm e conseguentemente la possibilità della formazione di un’immagine retinica. Tale astigmatismo è quello che si evidenzia in caso di cheratocono o di importanti cicatrici corneali.

 

Considerando la gravità dell’astigmatismo possiamo distinguere una forma lieve fino a 1,5 diottrie, moderata fino a 3,5 diottrie ed elevata quando superiore alle 3,5 diottrie. La sintomatologia sarà caratterizzata dalla riduzione del visus con la percezione di immagini sfocate, e non definite, sia per lontano che per vicino.

 

La correzione delle forme di astigmatismo semplice avviene mediante l’utilizzo di lenti cilindriche positive o negative; mentre nel caso di astigmatismo composto avviene mediante l’associazione delle lenti cilindriche alle lenti sferiche. Non si evidenziano complicanze.

 

 

 

La PRESBIOPIA è invece un’ametropia dinamica legata ad una perdita graduale, progressiva ed irreversibile del processo di accomodazione. La causa principale è la sclerosi del cristallino (legata all’invecchiamento) che di conseguenza diviene più rigido riuscendo sempre meno a variare la sua curvatura.

 

Ciò conduce ad un progressivo allontanamento del punto prossimo. La sintomatologia, che insorge solitamente dopo i 40 anni, è caratterizzata dalla difficoltà nella messa a fuoco degli oggetti posti a distanza ravvicinata (circa 40 cm). Per tale motivo la lettura risulta difficoltosa ed è spesso accompagnata da cefalea, bruciore ed arrossamento oculare. La elusione di tale problema avviene allontanando lo scritto dalla naturale posizione di lettura, cosa che fanno tutti i presbiti non corretti. La correzione richiede l’uso di lenti sferiche positive da aggiungere, quando presente, alla correzione per lontano.

 

A parte la sintomatologia sopraesposta, la presbiopia non provoca complicanze oculari.

 

 

(Fonte: sito SOI  - www.soiweb.com)